Boris Giuliano - Un Poliziotto a Palermo (2015)

Film TV  |  196'  |  Storico, Biografico |  18 Luglio 2015  |  RAI Fiction

Boris Giuliano, funzionario di polizia di straordinaria capacità, ha rinnovato negli anni Sessanta e Settanta il sistema di indagine della Mobile di Palermo, e, attraverso inchieste di fondamentale importanza, ha ricostruito la struttura segreta e l’attività criminale di Cosa Nostra, elementi fondamentali per la successiva istruttoria di Falcone e Borsellino che ha portato al maxiprocesso del 1986.

Giorgio Boris Giuliano era avviato a una solida carriera nell’imprenditoria internazionale, poi interrotta per un profondo senso di giustizia e di dignità. Da Milano torna nella sua Sicilia, come commissario di Polizia e ottiene di essere assegnato alla Mobile. Ha una moglie giovanissima, che ncora deve concludere gli studi universitari, e che protegge con ogni attenzione perché non abbia a risentire delle tensioni e dei pericoli prodotti dal suo lavoro. A  Palermo, in quegli anni, la mafia si mescolava alla società civile, apparentemente senza soluzione di continuità. Nobili e criminali frequentavano gli stessi bar, gli stessi salotti. Boris, che viene da Messina ed è libero da compromessi di amicizia con chiunque, si fa subito notare come persona diversa: lui non si mischia, lui seleziona i luoghi e le persone da frequentare, si tiene accuratamente alla larga dalle feste e passa al setaccio tutti, imprenditori e politici. Lo fa attivamente, con una carica vitale e allegra, e una dose naturale di empatia che cattura chiunque entri in contatto con lui. I suoi superiori e, soprattutto, i suoi colleghi lo riconoscono come un funzionario eccellente con qualità spiccate di organizzazione e di leadership che si prestano a mettere in piedi una squadra di eccellenze, che passa alla storia come la Squadra dei Giusti.

Si trovano ben presto di fronte a una strage, consumata in un cantiere edile di viale Lazio da un manipolo di assassini vestiti da poliziotti: un gruppo violento, che verrà conosciuto come quello dei corleonesi, attacca le famiglie mafiose che governano Palermo. Boris capisce subito che l’atmosfera si sta facendo molto pericolosa e quando a sparire è il giornalista Mauro De Mauro, raddoppia gli sforzi per districare il prima possibile la matassa del legame tra crimine e politica. Non si uccide un giornalista senza che i piani alti ne sappiano nulla. E ha ragione. Il suo accanito lavoro di indagine lo porta ad individuare uno dei potenti che tiene le fila degli affari sporchi: il questore lo annuncia in una conferenza stampa, lo nomina come Mister X. Ed è, subito, servizi segreti. L’indagine viene bloccata, il caso De Mauro seppellito. Boris è furioso, ha le mani legate.

La politica protegge se stessa, ma non i suoi servitori. Muore assassinato il giudice Scaglione. Nessun ministro della Repubblica va al suo funerale. Il quadro è sempre più grave, ma Boris non si arrende. Insiste con il suo metodo: rapporti stretti tra i funzionari, scambio continuo di informazioni, porte aperte ai giornalisti. Arresta i principali boss palermitani, ma magistrati fiacchi e miopi li rimettono presto in libertà. I capi corleonesi, latitanti da tempo, sono imprendibili. Grazie al suo ottimo inglese, Boris riesce a mettere piede oltreoceano e a creare una intensa collaborazione con funzionari della polizia federale americana: ormai il business è la droga. Ed è proprio la pista dell’eroina, quella che darà vita alla pizza connection, ad avvicinare Boris al suo assassino. Una strana rapina con un morto di troppo, dei conti secretati, una pistola smarrita, le chiavi di un appartamento, le foto di un latitante (Leoluca Bagarella) a un battesimo, e finalmente una valigia piena di dollari abbandonata all’aeroporto di Punta Raisi. Boris è entusiasta: ce l’hanno quasi fatta… Quasi. Nel corso di quegli anni ha visto morire colleghi e carabinieri: sa che una lupara può nascondersi dietro qualsiasi muretto. Sa che è inutile pensare a difendersi e dissuade anche l’amico giornalista Marco Alliati, che gli è stato accanto in tutti questi anni e che ha ricevuto minacce personali, dal pensare che il possesso di una rivoltella salvi la vita. Bisogna fermarli prima. Non rallenta le indagini neanche quando lo avvertono: “Giuliano morirà”. 

Per i boss di Cosa Nostra Giuliano è diventato un vero e proprio persecutore e i suoi nemici decidono la sua morte. La mattina del 21 luglio Leoluca Bagarella e un suo complice intercettano il commissario sotto casa. Bagarella attende che entri al bar per prendersi un caffè, e lo uccide sparandogli alle spalle. I suoi tre figli e la moglie Maria sono sulla spiaggia ad attenderlo. Nella sentenza di rinvio a giudizio del primo maxi-processo contro Cosa Nostra, Paolo Borsellino scrive: “Se altri organismi statali avessero adeguatamente compreso e assecondato l’intelligente impegno investigativo del Giuliano, probabilmente le strutture organizzative della mafia non si sarebbero così enormemente potenziate e molti efferati assassini, compreso quello dello stesso Giuliano, non sarebbero stati consumati”.

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cast TECNICO

Regia: Ricky Tognazzi
Soggetto: Angelo Pasquini
Sceneggiatura: Angelo Pasquini Giovanna Koch -  Ricky Tognazzi
Aiuti Regista: Bojana Sutic -  Maurizio Quagliana
Casting: Maurizio Quagliana
Direttori della Fotografia: Marco Pieroni – Antonello Emidi
Costumi: Paola Marchesin
Scenografia: Massimiliano Sturiale
Montaggio: Lorenzo Peluso
Fonico: Benito Alchimede – Maurizio Grassi
Organizzatore Generale: Patrich Giannetti
Musiche: Paolo Vivaldi – Paolo Moscarelli
Produttore Esecutivo: Emanuele Giussani
Produttore Rai Fiction:  Fabrizio Zappi
Prodotto da: Sergio Giussani 

CAST ARTISTICO

Boris Giuliano Adriano Giannini
Maria Leonetta Nicole Grimaudo
Tonino De Luca Ettore Bassi
Bruno Contrada Antonio Gerardi
Buttafuoco Luigi Maria Burruano
Leonardo Vitale Enrico Lo Verso
Ferraro Nicola Rignanese
Marco Alliati Francesco Montanari
Trezza Fabrizio Bracconeri
Pietro Marchese Pietro Delle Piane
Stefano Bontate Vanni Bramati
Paolo Moscarelli Ivan Castiglione
Speranza Vanni Fois
Crimi Vincenzo Ferrara
Boncoraglio Dino Giarrusso
Mauro De Mauro Manlio Dovì
Mario Francese Vincenzo Crivello
Colonello Russo Vito Facciola
Arturo D’Agata Giacinto Ferro
Nino Salvo Lollo Franco
Luigi Attorre Salvatore Lazzaro
Rubino Bruno Torrisi
Macaluso Sebastiano Lo Monaco
Pietro Scaglione Pippo Pattavina
Umberto Madia Roberto Pedicini
Tano Badalamenti Tony Sperandeo
Leoluca Bagarella Francesco Benigno
Impiegata cancelleria Guja Jelo
Iris Attorre Monica Dugo
Totò Riina Alfredo Lo Bianco
Secondo Cassiere Luigi Tabita
Franca De Mauro Silvia Jelo Di Lentini

Note di Regia

“… Deve dunque ascriversi a ennesimo riconoscimento dell’abilità investigativa di Boris Giuliano, se quanto è emerso, solo adesso, era già stato da lui intuito e inquadrato diversi anni prima…se altri organismi statali avessero assecondato l’intelligente impegno investigativo del Giuliano, probabilmente le strutture organizzative della mafia non sarebbero così enormemente potenziate e molti efferati assassini, compreso quello dello stesso Giuliano, non sarebbero stati consumati”.

Paolo Borsellino 
(Estratto dalla sentenza di rinvio a giudizio del primo maxiprocesso contro la mafia)

Nella mia carriera ho affrontato molte volte il tema della criminalità organizzata, con film quali, I Giudici, La Scorta, Vite Strozzate, Il Caso Enzo Tortora, L’Assalto.
Storie d’ingiustizia e di coraggio. Il coraggio di uomini che hanno sfidato a viso aperto il malaffare, sacrificando la loro stessa vita per un’ideale di libertà.
Boris Giorgio Giuliano, può essere considerato, a buon diritto, il padre di molti di loro e in alcuni casi l’ispiratore.

Boris era un poliziotto, un commissario poi diventato capo della Squadra Mobile, che ha sempre svolto il suo lavoro con profonda dignità e rispetto. Un uomo capace di far tremare le fondamenta del sistema mafioso quando i più non osavano neanche pronunciare la parola Mafia.

Una storia, la sua, scandita da morti eccellenti come quella del Procuratore Capo Scaglione, di giornalisti coraggiosi come Mauro De Mauro, Mario Francese, Peppino Impastato e molti altri… così tanti che viene difficile ricordarli tutti.

Leggendo le cronache di quegli anni si rimane sconcertati dal numero impressionante di vittime innocenti e fatti delittuosi che martoriavano la Sicilia in quell’epoca. Un male talmente radicalizzato da inquinare i piani più alti del sistema mettendo a rischio l’idea stessa di Stato democratico e trasformando la Sicilia in una regione in ostaggio della criminalità organizzata. Boris Giuliano ha contribuito a liberare la Sicilia dalle sue catene secolari. Con inarrestabile intelligenza , insieme ad una squadra di uomini scelti , ha condotto l’attività investigativa ad un livello superiore, tanto da attirare l’interesse delle Agenzie investigative americane, che in quegli anni, affrontavano lo stesso nemico, Cosa Nostra, che si era radicalizzata anche oltreoceano.

La mafia lo poteva fermare solo sparandogli vigliaccamente alle spalle, e così ha fatto, ma la porta che Boris aveva aperto sulle attività della criminalità organizzata, non si sarebbe mai più richiusa. Boris non solo puntò un riflettore sul “mostro mitologico dalle cento teste” ma riuscì a dimostrare che poteva essere sconfitto.

Ci siamo chiesti più volte, durante la scrittura, con Angelo Pasquini e Giovanna Koch, che cosa spingesse un uomo a rischiare tanto, ma soprattutto dove trovasse la forza di andare avanti, nonostante gli orrori che si consumavano intorno a lui. La risposta è semplice. La passione per il suo lavoro, il senso del dovere e il perseguimento della verità, insieme all'amore per la sua famiglia e per gli uomini della sua squadra di cui si sentiva fortemente responsabile, erano più forti della paura.

Sergio Giussani, il produttore ha inseguito questo progetto con convinzione ed entusiasmo per molto tempo, trovando una sponda nel Direttore di Rai Fiction Tinny Andreatta, da sempre attenta a promuovere storie che possano restituire alla memoria collettiva le gesta di personaggi come Boris Giuliano: poliziotto, padre e marito esemplare, un vero eroe dei nostri tempi.

Un ringraziamento speciale va a Pino Corrias e a Fabrizio Zappi, ma anche a molti di quelli che con Boris hanno condiviso la vita e il lavoro e che ho avuto la fortuna d'incontrare. In primis: sua moglie Maria, una donna, che nonostante fosse più che consapevole dei rischi, ha sempre sostenuto Boris e, che per questo, ha pagato un prezzo altissimo in termini di dolore, insieme ai suoi tre figli, Alessandro (a sua volta diventato capo della mobile a Milano), il cui operato e i successi professionali avrebbero reso orgoglioso suo padre. Le più giovani figlie Selima e Manuela, che in tenera età hanno dovuto affrontare un dolore tanto più grande di loro e che ci hanno restituito i ricordi più emozionanti.
E poi, gli amici e colleghi di Boris: Tonino De Luca che, purtroppo ci ha lasciato durante le riprese e a cui abbiamo dedicato l'opera, Paolo Moscarelli, che con Boris ha condiviso il campo di battaglia. Il giornalista Francesco La Licata e il Giudice Italo Ormanni le cui memorie e consulenze sono state fondamentali per riuscire ad orientarsi in un arco narrativo che attraversa più di vent’anni di Storia… anni per certi versi ancora oscuri e sui quali c’è ancora molto da scoprire.

La parte più delicata ma anche emozionante di quest'impresa é stata quella di cercare di dare vita a personaggi realmente vissuti, rispettandone la verità e i sentimenti. Ho avuto il privilegio di lavorare con un cast di attori sensibili e preparati, a cominciare da Adriano Giannini nel ruolo di Boris, Nicole Grimaudo in quello di Maria, Antonio Gerardi che ha dato vita a Bruno Contrada, Ettore Bassi nei panni di De Luca e ancora Francesco Montanari, Luigi Burruano, Lollo Franco, Roberto Pedicini, Nicola Rignanese, Toni Sperandeo, Ivan Castiglione, Bruno Torrisi, Pippo Pattavina, Francesco Benigno, Vanni Fois, Vito Facciolla e molti, molti altri. Per quanto riguarda i miei più stretti collaboratori voglio ringraziare Marco Pieroni per la fotografia , Lorenzo Peluso per il montaggio , Paolo Vivaldi per le musiche , con i quali avevo già collaborato ma anche Paola Marchesin per i costumi , Max Sturiale per la scenografia . Grazie anche a Emanuele Giussani e Patrich Giannetti.

Un pensiero speciale va alla Sicilia, un luogo che merita rispetto e ammirazione non solo per le sue bellezza ma anche e soprattutto per gli uomini che ha espresso, di cui Boris è uno dei tanti fulgidi esempi.

Ricky Tognazzi

La Gallery

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