A fari spenti nella notte: quando la fiction "one shot" si rivela migliore della serialità - TVBlog.it

A guardare “A fari spenti nella notte”, il film-tv di Raiuno, viene da chiedersi se la rete che l’ha mandato in onda sia la stessa di tante altre fiction datate e fuori dal tempo che invece vanno ancora regolarmente in onda. Il motivo è semplice: in circa cento minuti di film, senza seguiti, seconde parti o nuove serie in arrivo, abbiamo avuto la conferma che possiamo vedere delle buone storie, moderne e non banali anche sulla prima rete Rai.

La vicenda si fa seguire senza annoiare: dalla presentazione del protagonista Stefano (Guido Caprino), scapestrato ed impulsivo, all’ambigua Antonia (Francesca Inaudi), passando per la dolce Chiara (Anita Caprioli), la vicenda scorre senza bloccarsi in inutili scene riempitive riuscendo ad arrivare alla svolta causata dall’incidente di lui, che segna il ribaltamento della situazione.

“A fari spenti nella notte” è così diviso in due parti: la prima, più distesa e romantica, che punta alla costruzione dei personaggi, e la seconda, quella in cui il giallo del tentativo di Antonia di non far recuperare la memoria al suo presunto marito si fa denso e viene risolto, sfruttando però l’impalcatura costruita attorno ai personaggi durante le prime scene. Il tutto in un contesto credibile, moderno ed aggiornato, tanto che si rimane anche un po’ increduli di fronte al nudo maschile (seppur breve) di Caprino, cosa insolita per una rete come Raiuno.

Come mai, allora, “A fari spenti nella notte” ha funzionato? Merito sicuramente della storia, scritta semplicemente e lasciando che gli sviluppi seguissero un corso naturale, senza forzature dovuta alla necessità di far comparire più un personaggio di un altro. Anche il cast (in particolare i protagonisti del triangolo amoroso) supera la prova: un’altra dimostrazione che in Italia i giovani attori bravi ci sono, basta cercarli.

Ma c’è dell’altro: quello di stasera non era una prima puntata, ma un “one shot”, un colpo secco della fiction, un fattore da non sottovalutare. A pensarci bene, l’opportunità che viene data a molti soggetti di essere sviluppati nell’arco di più puntate spesso viene sprecata, disperdendo il racconto in inutili momenti fin dalla prima puntata, ed arricchendo il cast di personaggi dal dubbio ruolo all’interno dell’impianto narrativo intero.

Avendo a disposizione solo cento minuti, invece, bisogna concentrare tutte le idee a disposizione senza annacquare il tutto, cancellando il superfuo e rendendo i dialoghi veloci e concisi. Quello che riesce a fare, appunto, “A fari spenti nella notte”, che vince la sfida del confronto con tante altre produzione più lunghe e costose.

Non ci resta, quindi, che un dubbio: non potrebbe la Rai puntare maggiormente su film-tv di una sola serata piuttosto che in miniserie e fiction da sei serate? Molti soggetti ne beneficerebbero e, ne siamo certi, anche i telespettatori sarebbe più contenti di vedere storie di una sola sera, ma non scritte “a fari spenti”.

Paolino
TVBlog.it